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	<title>Commenti a: Viaggio nel Femminile: immagini antiche per identità nuove 20-21 Giugno</title>
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		<title>Di: Guido</title>
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		<dc:creator>Guido</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 17:18:42 +0000</pubDate>
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		<description>La Maratona di Recoaro? Bella, come le donne reali e immaginarie che là ho incontrato e che ho imparato a conoscere meglio.
Stamattina ero in fila al supermercato e vedevo tante Demetra, dall’espressione distesa e accogliente, spingere il carrello della spesa ricolmo di pannolini e omogeneizzati  che guardavano con un sorriso dolce i marmocchi al seguito che strepitavano davanti agli scaffali delle patatine e degli ovetti Kinder. Li prendevano per mano, una lieve carezza tra i capelli e: “Se fai il bravo…” 
C’era anche qualche bella Era che deponeva fiera sul bancone della cassa enormi bistecche, confezioni di pasta Barilla, bottiglie di buon vino rosso, frutta e verdura in quantità e le immaginavo in cucina a preparare piatti sostanziosi al suo guerriero, mentre uno strano pensiero affettuoso passava loro per la mente: “Domani nella battaglia… pensa a me!!”
Per incontrare le Artemide, oggi occorre andare nelle palestre; le riconosci dal corpo atletico, scattante, sempre abbronzate, anche d’inverno…, ma come fanno? Si spremono come limoni al bilanciere o alle varie panche per gli esercizi, avvolte in tutine colorate e aderenti sbirciando con la coda dell’occhio il macho culturista lì vicino che inesorabile continua a compiere movimenti ossessivi per sviluppare un cavolo di muscolo: immaginano di competere con lui, di  mostrare le proprie abilità atletiche, sempre però rimanendo ad una distanza di sicurezza. 
Riconoscere le Atene è facile… mi mettono soggezione, non so mai come comportarmi con loro. Esigono regole chiare, atteggiamenti decisi, hanno obiettivi precisi e per raggiungerli si fanno pochi scrupoli. Usano la seduzione come un’arma e per un maschio è facile cadere in quella ragnatela di strategie che abilmente tessono. La loro femminilità brilla però inesorabilmente anche dentro il tailleur più austero.
Le Persefone le riconosco dai tratti del viso tesi e tormentati, dai capelli spettinati, hanno un’identità complessa e a volte frammentata e danno la sensazione di stare sempre sull’orlo di un vuoto da cui si sentono irrimediabilmente attratte. Passeggiano da sole nei parchi, meditabonde, le braccia conserte, lo sguardo chino al terreno, gettando ogni tanto un’occhiata svogliata e indifferente alla realtà che le circonda. Il loro sposo è nella profondità della terra e dai loro viaggi  negli abissi della mente portano con sé immagini forti, conturbanti e permettono a chi le frequenta di vedere da una prospettiva “obliqua” la realtà e la vita di tutti i giorni.
Beh, le Afroditi sono (passatemi il termine) delle gran belle gnocche, sono la gioia per gli occhi di un uomo come le fragole sono la delizia per il palato! In loro risplende la natura, il sole, la vita; la loro femminilità è un’esplosione di sensualità e inevitabilmente, nel poveraccio che ha la sfortuna o la fortuna (non lo so ancora!) di incrociarle, si accendono desideri e passioni sfrenate che riducono in cenere morali millenarie con la sola forza vitale che i loro corpi emanano. Sono pericolosissime per un uomo, sono fuochi artificiali che brillano nel buio del cielo, durano un attimo e occorre aver la forza di cogliere quell’istante di bellezza, portarselo dentro, curarlo e lasciarlo ardere in loro assenza. Le Afroditi amano mettersi in mostra al mare mollemente distese sui lettini a prendere il sole con una sorta di indolente indifferenza nei confronti del maschio ma ben consapevoli degli sguardi che attirano e di cui segretamente si compiacciono. Le trovi a ciondolare nei centri commerciali, a immaginare davanti alle vetrine come quel vestito esposto possa valorizzare il corpo. E poi i profumi con cui far sentire la propria presenza anche se un uomo le gira le spalle e poi c’è il tintinnio di richiamo dei bracciali, delle collane, la lucentezza di un orecchino di perla ad attirare uno sguardo…
Di Estie non ne ho mai conosciute direttamente, tranne una che forse lo diventerà, se la dea Fortuna sarà benevola con lei: ha le qualità per esserlo, ha forza e gli occhi profondi, attenti e belli. Il loro compito è di tener in vita l’energia nell’immagine del fuoco sacro, lo curano, lo ravvivano affinché, nel baccano della vita di tutti i giorni, non ci dimentichiamo da dove veniamo, chi siamo e dove andiamo.  Forse attraverso i libri qualche Estia l’ho conosciuta; penso a Petruska Clarkson, a Clarissa Pinkola Estes, queste sono quelle famose; ma chissà quante altre sconosciute nel corso della storia hanno dedicato la loro vita a quell’essenza della femminilità che ha un qualcosa di sacro.
Adesso pensandoci un po’, mi accorgo che questi archetipi non sono mai così netti e chiari in una donna, si mescolano come i colori in un quadro dando vita a infinite combinazioni di tonalità, per cui ogni rappresentante del cosiddetto gentil sesso, come ogni persona del resto, è …unica. Insomma mi sembrava di aver capito che cos’è la femminilità, ma mi sto rendendo conto che ho solo dato dei nomi, che la faccenda è più complessa e mi ritrovo a pensare quello che ho sempre provato davanti ad una donna: che è un gran bel mistero indecifrabile e inesauribile. E la sensazione più forte e vitale  mi viene osservandone il movimento sinuoso e morbido del corpo quando cammina. E poi le sue linee rotonde, continue, senza angoli che le avvolge e in cui mi sembra ci sia racchiusa la bellezza.
Un abbraccio sincero a Elvino, Beatrice, Meri, Vera, Massimo G., Alessandro, Alessandra S., Alessandra P., Sandra, Silvana, Daniele, Patrizio, Arletta, Evelin (che non c’era, ma c’era), Lucia, Marta, Fabiola, Roberta, Raffaella, Giada, Daniela, Cristina, Massimo A,</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La Maratona di Recoaro? Bella, come le donne reali e immaginarie che là ho incontrato e che ho imparato a conoscere meglio.<br />
Stamattina ero in fila al supermercato e vedevo tante Demetra, dall’espressione distesa e accogliente, spingere il carrello della spesa ricolmo di pannolini e omogeneizzati  che guardavano con un sorriso dolce i marmocchi al seguito che strepitavano davanti agli scaffali delle patatine e degli ovetti Kinder. Li prendevano per mano, una lieve carezza tra i capelli e: “Se fai il bravo…”<br />
C’era anche qualche bella Era che deponeva fiera sul bancone della cassa enormi bistecche, confezioni di pasta Barilla, bottiglie di buon vino rosso, frutta e verdura in quantità e le immaginavo in cucina a preparare piatti sostanziosi al suo guerriero, mentre uno strano pensiero affettuoso passava loro per la mente: “Domani nella battaglia… pensa a me!!”<br />
Per incontrare le Artemide, oggi occorre andare nelle palestre; le riconosci dal corpo atletico, scattante, sempre abbronzate, anche d’inverno…, ma come fanno? Si spremono come limoni al bilanciere o alle varie panche per gli esercizi, avvolte in tutine colorate e aderenti sbirciando con la coda dell’occhio il macho culturista lì vicino che inesorabile continua a compiere movimenti ossessivi per sviluppare un cavolo di muscolo: immaginano di competere con lui, di  mostrare le proprie abilità atletiche, sempre però rimanendo ad una distanza di sicurezza.<br />
Riconoscere le Atene è facile… mi mettono soggezione, non so mai come comportarmi con loro. Esigono regole chiare, atteggiamenti decisi, hanno obiettivi precisi e per raggiungerli si fanno pochi scrupoli. Usano la seduzione come un’arma e per un maschio è facile cadere in quella ragnatela di strategie che abilmente tessono. La loro femminilità brilla però inesorabilmente anche dentro il tailleur più austero.<br />
Le Persefone le riconosco dai tratti del viso tesi e tormentati, dai capelli spettinati, hanno un’identità complessa e a volte frammentata e danno la sensazione di stare sempre sull’orlo di un vuoto da cui si sentono irrimediabilmente attratte. Passeggiano da sole nei parchi, meditabonde, le braccia conserte, lo sguardo chino al terreno, gettando ogni tanto un’occhiata svogliata e indifferente alla realtà che le circonda. Il loro sposo è nella profondità della terra e dai loro viaggi  negli abissi della mente portano con sé immagini forti, conturbanti e permettono a chi le frequenta di vedere da una prospettiva “obliqua” la realtà e la vita di tutti i giorni.<br />
Beh, le Afroditi sono (passatemi il termine) delle gran belle gnocche, sono la gioia per gli occhi di un uomo come le fragole sono la delizia per il palato! In loro risplende la natura, il sole, la vita; la loro femminilità è un’esplosione di sensualità e inevitabilmente, nel poveraccio che ha la sfortuna o la fortuna (non lo so ancora!) di incrociarle, si accendono desideri e passioni sfrenate che riducono in cenere morali millenarie con la sola forza vitale che i loro corpi emanano. Sono pericolosissime per un uomo, sono fuochi artificiali che brillano nel buio del cielo, durano un attimo e occorre aver la forza di cogliere quell’istante di bellezza, portarselo dentro, curarlo e lasciarlo ardere in loro assenza. Le Afroditi amano mettersi in mostra al mare mollemente distese sui lettini a prendere il sole con una sorta di indolente indifferenza nei confronti del maschio ma ben consapevoli degli sguardi che attirano e di cui segretamente si compiacciono. Le trovi a ciondolare nei centri commerciali, a immaginare davanti alle vetrine come quel vestito esposto possa valorizzare il corpo. E poi i profumi con cui far sentire la propria presenza anche se un uomo le gira le spalle e poi c’è il tintinnio di richiamo dei bracciali, delle collane, la lucentezza di un orecchino di perla ad attirare uno sguardo…<br />
Di Estie non ne ho mai conosciute direttamente, tranne una che forse lo diventerà, se la dea Fortuna sarà benevola con lei: ha le qualità per esserlo, ha forza e gli occhi profondi, attenti e belli. Il loro compito è di tener in vita l’energia nell’immagine del fuoco sacro, lo curano, lo ravvivano affinché, nel baccano della vita di tutti i giorni, non ci dimentichiamo da dove veniamo, chi siamo e dove andiamo.  Forse attraverso i libri qualche Estia l’ho conosciuta; penso a Petruska Clarkson, a Clarissa Pinkola Estes, queste sono quelle famose; ma chissà quante altre sconosciute nel corso della storia hanno dedicato la loro vita a quell’essenza della femminilità che ha un qualcosa di sacro.<br />
Adesso pensandoci un po’, mi accorgo che questi archetipi non sono mai così netti e chiari in una donna, si mescolano come i colori in un quadro dando vita a infinite combinazioni di tonalità, per cui ogni rappresentante del cosiddetto gentil sesso, come ogni persona del resto, è …unica. Insomma mi sembrava di aver capito che cos’è la femminilità, ma mi sto rendendo conto che ho solo dato dei nomi, che la faccenda è più complessa e mi ritrovo a pensare quello che ho sempre provato davanti ad una donna: che è un gran bel mistero indecifrabile e inesauribile. E la sensazione più forte e vitale  mi viene osservandone il movimento sinuoso e morbido del corpo quando cammina. E poi le sue linee rotonde, continue, senza angoli che le avvolge e in cui mi sembra ci sia racchiusa la bellezza.<br />
Un abbraccio sincero a Elvino, Beatrice, Meri, Vera, Massimo G., Alessandro, Alessandra S., Alessandra P., Sandra, Silvana, Daniele, Patrizio, Arletta, Evelin (che non c’era, ma c’era), Lucia, Marta, Fabiola, Roberta, Raffaella, Giada, Daniela, Cristina, Massimo A,</p>
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