Pragmatica della Comunicazione

Scritto da Elvino Miali - Articoli

Pragmatica della Comunicazione

Pragmatica della Comunicazione

Paul Watzlawick e la  “Scuola di Palo Alto”

In questo articolo passerò in rassegna commendandoli gli assiomi della Comunicazione così come sono stati formulati dalla scuola di Palo Alto (California)

(Paul Watzlawick e altri)

Gli assiomi della comunicazione sono “alcune proprietà semplici della comunicazione che hanno fondamentali implicazioni interpersonali”.

Primo assioma:
Non si può non comunicare

Nella vita quotidiana ci sono numerosi esempi dell’evidenza di questa asserzione. Vediamo insieme alcuni.

 Una che non si fa sentire da un po’ di tempo apparentemente non sta comunicando. In realtà comunica qualcosa e questo qualcosa va anche al di là delle sue intenzioni poiché il significato del suo silenzio finisce per essere l’interpretazione che ne dà un’altra persona che invece si aspetta una telefonata.

E’ classica la situazione tra due persone in fase di corteggiamento in cui per orgoglio o per paura del rifiuto nessuno dei due vuole esporsi, evitando di farsi sentire. Esemplare a questo proposito la canzone di Gianna Nannini “mi telefona o no…mi telefona o no… chissà chi vincerà?”

Anche un volto apparentemente inespressivo comunica ed anche in questo caso il significato dela comunicazione va spesso al di là delle intenzioni del soggetto. Ricordo, aih! quanti anni sono ormai passati, una trasmissione di intrattenimento condotta da Renzo Arbore, la famosa “quelli della notte”. Veniva proposto un gioco a premi in cui chi telefonava da casa doveva indovinare che cosa stava pensando un tizio di cui veniva mostrato un primissimo piano. Le risposte che arrivavano erano ovviamente le più fantasiose.

Per inciso ti svelo la risposta corretta che arrivò dopo molte puntate: “che s’ha da fa pe’ campà!”

Tornando ad essere un po’ più serio, nell’ambito del colloquio di Counseling ci sono delle situazioni in cui le pause di silenzio vanno gestite con sapienza.
Un silenzio può essere denso di significato.

E attraverso il silenzio possono passare molti contenuti e sentimenti, ansia, imbarazzo, intimità, riflessione, ecc

Secondo assioma:

Ogni comunicazione ha:

- un aspetto di contenuto “notizia o informazione”

- un aspetto di relazione “comando”

Questo assioma ci dice che ogni atto comunicativo ha in sé sia un aspetto di contenuto, di “notizia” e uno comportamentale, di “comando”, relativo alla modalità con cui quel messaggio deve essere recepito.
Può esserne un esempio la frase: “scusa, sai l’ora?” Per rispondere letteralmente a questa domanda basterebbe sire “si” o “no”. Cosa che naturalmente farebbe sorridere o irritare. E’ chiaro che la risposta comune a questa domanda è quella di dire che ora è!

L’importanza dell’aspetto del contenuto cioè della comunicazione verbale va al di là del significato logico razionale ed abbraccia la sfera emotiva e relazionale.

I risvolti pratici di questo assioma si evidenziano quando una persona esprime un disaccordo nei confronti di un interlocutore, influenzato non tanto dal fatto che non condivide quello che ha ascoltato, quanto dal fatto che, a livello relazionale, nutre una mancanza di stima o sentimenti di invidia nei confronti del proprio interlocutore.

D’altro canto è esperienza comune quella di essere molto più tolleranti nei confronti di affermazioni che non condividiamo quando sono pronunciate da persone di cui abbiamo una profonda stima, magari riusciamo a trovare l’aspetto che più si avvicina nostro modo di intendere.

Terzo assioma:
“La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione fra i partecipanti”.

Attraverso la punteggiatura la comunicazione viene scomposta analiticamente in modo che si possa identificare chi parla e chi ascolta.

(per punteggiatura si intende una sequenza di punti o frecce che indicano momento per momento che parla e chi ascolta, come nella figura che segue)

Analizzando questa comunicazione possiamo notare che ogni atto comunicativo rappresenta contemporaneamente uno stimolo, una risposta e un rinforzo.

Esempio: Lui si chiude in se stesso … lei brontola … lui si chiude ancora di più in se stesso..e lei brontola per il suo atteggiamento di chiusura..e così via.

Questo è importante se consideriamo la speciale relazione che si instaura tra due persone che sono ingessate in ruoli rigidi, dove il comportamento del primo sostiene e rinforza la risposta del secondo, vedi le relazioni complementari: soccorritore/bisognoso; tiranno vittima; inquisitore/riservato; analizzante analizzato, ecc.

Da questa prima analisi sembrerebbe che in una relazione complementare sia l’agente ad influenzare la risposta del ricevente, ma le cose non sono così semplici.

Ad esempio, individuare in una data relazione “chi influenze chi” è più difficile di quello che potrebbe sembrare. Infatti a seconda del punto di vista, le cose possono cambiare, come dimostra la storiella del ricercatore e della cavia di laboratorio:

un ricercatore cerca di addestrare una cavia, associando alla risposta della cavia (abbassare la leva di una gabbietta) un rinforzo (fornire alla cavia un pezzo di formaggio).

Il ricercatore ritiene di aver condizionato la cavia a pigiare un tasto offrendogli del cibo ogni volta che lo fa.

Allo stesso modo qualcuno potrebbe asserire (partendo dal presupposto che il topolino non pensa) che sia stata la cavia ad addestrare il ricercatore perché tutte le volte che gli fornisce uno stimolo (abbassare la leva di una gabbietta) ottiene dal ricercatore la medesima risposta (un pezzo di formaggio)

Questo esempio dimostra che: non esiste una punteggiatura “oggettiva”

-          cioè non si puo’ identificare in maniera oggettiva chi sta comunicando a chi, né chi sta influenzando chi. In una relazione c’è uno scambio continuo di atti comunicativi, tale che ci si influenza a vicenda continuamente.

Questo ha delle implicazioni enormi quando analizziamo le relazioni di coppia, particolarmente quelle in conflitto o in crisi dove ciascuno sostiene di aver ragione e colloca il torto esclusivamente dall’altra parte.

Quarto assioma:

La Comunicazione si suddivide digitale (quella verbale) e analogica (non verbale).

COMUNICAZIONE DIGITALE

    Parole à PIANO DEL CONTENUTO

COMUNICAZIONE ANALOGICA
non verbale à PIANO DELLA RELAZIONE

Questo assioma ci dice anche che la comunicazione non verbale è più determinante di quella verbale in caso di incongruenza tra le due.

Ad esempio: una persona (A) che dice verbalmente che verrà ad un appuntamento e non verbalmente si spazzola simbolicamente una manica. In questo esempio l’interlocutore (B) andrà via con la sensazione più o meno cosciente che l’interlocutore abbia mentito.

 In questo caso la persona A non ha voluto dire di “no” apertamente, allo stesso tempo il suo non verbale ha espresso un vero e proprio comando: “non credermi!”, che è tanto più subdolo quanto subliminale.

 Ben inteso, questo non è affatto un invito ad usare questo tipo di comunicazione, semmai ad imparare a riconoscere le frequenti incongruenze tra comunicazione verbale e non verbale.

 Gli esseri umani comunicano sia con il modulo numerico che con quello analogico. Il linguaggio numerico ha una sintassi logica assai complessa e di estrema efficacia ma manca di una semantica adeguata nel settore della relazione, mentre il linguaggio analogico ha la semantica ma non ha nessuna sintassi adeguata per definire in un modo che non sia ambiguo la natura delle relazioni.

 I calcolatori numerici (così definiti in quanto fondamentalmente operano con numeri) utilizzano il principio tutto-o-niente

 vedi orologi: digitale o analogico

Un esempio di calcolatore analogico semplice è la cosiddetta “macchina della marea” (uno strumento composto di leve, ruote dentate e bilancieri che si usa per misurare le maree in un tempo dato);

Nella comunicazione umana si hanno due possibilità del tutto diverse di far riferimento agli oggetti (in senso esteso):

  1. dargli un nome;

  2. rappresentarli con un’immagine (come quando si disegna).

 Questi due modi di comunicare sono rispettivamente equivalenti ai concetti di analogico e numerico. Ogni volta che si usa una parola per nominare una cosa è evidente che il rapporto tra il nome e la cosa nominata è un rapporto stabilito arbitrariamente. Le parole sono segni arbitrari che vengono manipolati secondo la sintassi logica della lingua.

Nella comunicazione analogica si può far riferimento con maggiore facilità alla cosa che si rappresenta.

La comunicazione analogica ha le sue radici in periodi molto più arcaici dell’evoluzione e la sua validità è quindi molto più generale del modulo numerico della comunicazione verbale, relativamente recente e assai più astratto.

 La comunicazione non verbale non si limita al movimento del corpo, ma include le posizioni del corpo, il ritmo e la cadenza delle parole stesse, e ogni altra espressione non verbale di cui l’organismo sia capace, come pure i segni di comunicazione immancabilmente presenti in ogni contesto in cui ha luogo un’interazione.

 Passando dalla parte del ricevente che deve decodificare una comunicazione, la traduzione da un piano logico verbale a quello analogico non verbale, presenta però spesso delle difficoltà, dal momento che il materiale analogico può dar luogo ad interpretazioni diverse tra loro, talvolta addirittura incompatibili.

Ne sono degli esempi quegli atti comunicativi non verbali che possono avere un significato opposto in due culture diverse.

 In altri casi una predisposizione preconcetta verso un interlocutore può farci vedere solo quello che conferma la nostra idea: in questo caso il margine di errore nella interpretazione dei segnali non verbali può essere altissimo.

 Quinto assioma.

“Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari, a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza”

 In generale, uno scambio simmetrico avviene fra interlocutori che si considerano sullo stesso piano, e che hanno ruoli sociali analoghi.

 In generale, uno scambio complementare si instaura fra persone che hanno una relazione ma non sono sullo stesso piano per potere, ruolo comunicativo, autorità sociale, interessi.

 Esempi di relazione complementare.

 Medico-paziente

  • Capoufficio-segretaria

  • Genitore-figlio

  • Insegnante-allievo

  • Couselor-Cliente

  Naturalmente questa complementarietà in una relazione viene facilitata in alcuni casi è contrastata in altri.

 Il fatto che all’interno di una classe un ragazzo si comporti da bullo può causare la sottomissione da parte degli altri alunni ai suoi atteggiamenti violenti. Una simile accettazione può comportare, a sua volta, un ulteriore rinforzo di atteggiamenti violenti da parte del “bullo” e un ulteriore sottomissione da parte dei compagni, e così via…

 Esempio di relazione simmetrica.

 Una relazione si definisce simmetrica se due interlocutori sono sullo stesso piano per potere, ruolo comunicativo, autorità sociale, interessi.

In questi casi è possibile che si verifichi una situazione di conflitto.
Esempi tipici sono:

 Due concorrenti per lo stesso ruolo …”una poltrona per due”

  • Gelosie relazionali.

  • Opposizione tra tifoserie di due squadre avversarie.

 Il fatto che allo stadio alcuni tifosi incitino calorosamente la propria squadra può comportare, una risposta simmetrica, cioè anche i tifosi avversari rispondono con un tifo altrettanto sfrenato. La risposta può fare aumentare il tifo dei primi supporters, che farà aumentare la risposta dei secondi, e così via…

 È importante avere ben presente che le caratteristiche della simmetria e della complementarietà non hanno connotazioni particolari di per sé (non sono buone o cattive) ma assolvono a determinate funzioni; la flessibilità nel loro utilizzo può consentire di realizzare scambi simmetrici anche nelle relazioni comunicative culturalmente più complementari per esempio tra genitore e figlio

e viceversa scambi complementari in relazioni culturalmente simmetriche per esempio nella vita di coppia tra partners.

 In quest’ultimo caso all’interno di una relazione paritaria si raggiungono degli equilibri e accordi a volte tacite in cui in determinati settori uno dei due partner riconosce una maggior competenza dell’altro ed è disposto a lasciargli “lo scettro” o delegare all’altro la responsabilità di portare a termine un compito.

E’ stata avanzata l’ipotesi di un terzo tipo di relazione –“metacomplementare”- in cui A consente a B di assumere la direzione del proprio (di A) comportamento (o lo costringe a farlo); analogamente, si potrebbe anche aggiungere una relazione “pseudosimmetrica” in cui A consente a B di adottare un comportamento simmetrico (o lo costringe a farlo).

 Ben lungi dall’essere esaustivo con questo articolo ho cercato di rendere comprensibile con un linguaggio divulgativo il significato e le implicazioni nella vita quotidiana degli assiomi sulla comunicazione formalizzati della scuola di Palo Alto. Il testo per quanto datato rimane un “must” per tutti coloro che si occupano di comunicazione.

 Elvino Miali

Medico psicoterapeuta

Direttore didattico del Master “Gestalt Counseling” presso la sede di Venezia Mestre di ASPIC Counseling e Cultura.

Bibliografia: La Pragmatica della Comunicazione umana, Watzlawick Paul; Beavin J. H.; Jackson D. D. Astrolabio Ubaldini, 1971 Roma.

2 Risposte per “Pragmatica della Comunicazione”

  1. vincenzo Scrive:

    grazie molto chiaro e soddisfa cente per me che sono alle prime armi…oltretutto fa sorridere il che non guasta,anzi..

  2. Valentina Scrive:

    Ringrazio per la chiarezza… sto preparando un esame di Psicologia generale ed ho girato vari siti prima di trovare questo, finalmente qualcuno che spiega in modo chiaro e semplice. Una volta compreso l’argomento lo posso ora sviluppare! grazie di nuovo!

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