Autostima e Successo Personale. Intervista al dott. Miali

Scritto da Elvino Miali - Autostima

Corsi di Autostima. Segue la trascrizione dell’ intervista sull’Autostima rivolta al dott. Elvino Miali, Medico Psicoterapeuta, andata in onda su Antenna 3 all’interno della trasmissione “La stanza del Té” condotta da Cecilia Zoppelletto.

D.: Recentemente ad un concorso radiofonico una signora ha vinto dicendo che l’arma del suo successo, Autostima e Successo Personale. Intervista al dott. Mialiil segreto del proprio fascino è quello di essere sicuri di se stessi; è una cosa che mi ha incuriosito molto e quindi per parlarne un po’ meglio ho invitato Elvino Miali, medico psicoterapeuta a Venezia e Mestre e specialista nell’autostima.

È proprio questa, l’autostima, l’arma del successo e della seduzione? Si può tradurre così velocemente? Cosa ne pensa uno psicologo o uno psicoterapeuta?

Elvino Miali: In un mondo come quello di oggi, così competitivo, avere una buona autostima, sicurezza di sé aiuta a far fronte alle pressioni, agli ostacoli, alle difficoltà che ci vengono incontro.

Intervistatrice: Si è sempre dato un po’ per scontato, si riteneva una cosa naturale avere o non avere autostima o sicurezza di sé. Come è diventato uno studio negli anni?

Elvino Miali: Sì, adesso si trovano dei corsi sull’autostima, su come conoscere meglio se stessi. Diciamo che è diventato un po’ di dominio pubblico, anche un po’ alla moda se vogliamo. Ci tengo a sottolineare il fatto che avere una buona autostima non deve confondersi con il portare una maschera perché appunto in un mondo molto competitivo, ci si arma di questa maschera, ma se non si è autentici, in qualche modo, il nostro interlocutore si accorge che stiamo fingendo e, soprattutto, è la persona stessa ad accorgersi di non essere autentica e a dirsi ” Se sapessero come sono fatto realmente, come sono dentro di me, se sapessero che dietro questa maschera sono insicuro…” – ecco che quella persona non riesce a nutrirsi nemmeno dei propri successi e quindi è una persona a rischio di ansia o depressione .

Intervistatrice: Quindi bisogna costruire una cosa da dentro che sia vera e non soltanto dire due o tre frasi fatte che fanno sembrare una persona sicura?

Elvino Miali: Certamente, le persone più fortunate sono quelle che hanno avuto una famiglia che si è dedicata a loro con amore, a loro quand’erano bambini, è lì soprattutto che nasce l’autostima. Raramente queste persone avranno bisogno dello psicologo o dello psicoterapeuta e direi che una delle migliori assicurazioni contro ansia e depressione.

Intervistatrice: È nell’infanzia che si costruisce l’autostima?

Elvino Miali: Fondamentalmente sì, diciamo che l’autostima di un ragazzo che cresce in un clima amorevole, che naturalmente non viene picchiato né ossessionato dalle paura di una mamma o di un papà insicuri è la condizione prioritaria.

Intervistatrice: Anche il troppo amore o meglio la troppa apprensione può essere deleteria e creare tantissime insicurezze?

Elvino Miali: Sì, naturalmente l’amore non deve essere oppressivi e limitare la vita della persona. L’atteggiamento ideale sarebbe quello della fiducia: un genitore deve stare abbastanza vicino da osservare, ma senza soffocare il bambino. Ad esempio nel caso del bambino muova i primi passi: per fortuna – come leggevo recentemente sul libro di un collega americano – i bambini piccoli imparano a camminare prima che i genitori imparino ad essere troppo critici.
Con la scusa di volere una buona autostima tutti tendono ad essere molto critici verso se stessi. Non tollerare nessun errore, non tollerare uno standard al di sotto dell’ottimo può essere causa di tanti problemi.

Intervistatrice: Hai menzionato uno degli errori e dei problemi che si possono creare; magari possiamo parlare dei piccoli steps, dei piccoli passaggi che si possono fare per aiutarsi e creare questa autostima.

Autostima ed accettazione

Intervistatrice: L’argomento di oggi è l’autostima, una cosa molto importante perché, abbiamo visto, ci sono delle persone che sembra siano nate con questo dono e invece, prima hai detto, è una famiglia che ama nel modo giusto, senza essere troppo critica, che ti infonde il calore giusto per sentirti sicuro di te.

Se non si ha questa fortuna di avere una crescita abbastanza bilanciata, cosa si può fare? Si deve nesessariamente ricorrere allo psicologo o allo psicoterapeuta? Ci sono delle alternative?

Elvino Miali: Ecco, a quel punto, le persone che non hanno questa fortuna, hanno dalla loro un’occasione, ” non tutti i mali – per così dire – vengono per nuocere”: è meglio prendere una difficoltà come un’opportunità e non come un modo per abbattersi.

Intervistatrice: Avere un approccio positivo alla vita?

Elvino Miali: Esatto. Il primo passo – oserei dire – è l’accettazione di se stessi ed è questa già la prima difficoltà da superare poiché chi non ha una buona autostima tende a nascondersi perché non si accetta per quello che è. Tanti sono stati i messaggi di non accettazione ricevuti durante l’infanzia o l’adolescenza dai propri genitori o dall’ambiente sociale, magari attraverso qualche esperienza negativa, anche scolastica, che la persona, uomo o donna che sia, ad un certo punto interiorizza quei messaggi negativi e comincia inconsciamente a ripeterseli da sola. Diventa così una profezia che si autoavvera.

Intervistatrice: Come ad esempio, in parole povere, può essere la non accettazione sia fisica che comportamentale?

Elvino Miali: Il fatto di non accettarsi abbastanza porta a nascondere le proprie difficoltà.

Intervistatrice: Certo, ma che tipo di esperienze da giovani, nella crescita, si può aver avuto? Ad esempio, per qualcuno che non si accetta fisicamente e che dice “non mi piaccio”?

Elvino Miali: Naturalmente i ripetuti messaggi negativi, soprattutto ricevuti in un particolare stato emozionale perché quando siamo in uno stato emozionale siamo particolarmente vulnerabili ai messaggi che riceviamo. Questo lo conoscono molto bene i pubblicitari, infatti, in uno spot di trenta secondi, la parte logica ” comprate l’acqua X” non viene data all’inizio, all’inizio c’è una scena coinvolgente oppure, diciamo così per lo shampoo, il bagnoschiuma, ci fanno vedere degli scenari di vacanza, dopo, alla fine, c’è ” compra lo shampoo X se vuoi assomigliare a questi uomini di successo, a queste donne di successo”.

Intervistatrice: Certo, se una persona durante la crescita ha appena avuto una delusione d’amore e poi qualcuno gli va a dire “guarda che  hai gli occhi storti” ci sta ancora peggio.

Elvino Miali: Esatto, quel messaggio va direttamente nell’inconscio e dopo non c’è più bisogno che qualcuno glielo dica dal di fuori, se lo dice da sé. Questa si chiama autoipnosi della vita quotidiana. Parlo di ipnosi perché un messaggio calato in uno stato emozionale ha la stessa identica efficacia, capacità di infiltrarsi nell’inconscio, che un messaggio calato in stato ipnotico. Ecco come è possibile che  il senso di autostima venga via via migliorato o peggiorato dalla stessa persona attraverso i suoi stessi pensieri.

Come accrescere l’autostima

Intervistatrice: Abbiamo qui Elvino Miali, medico psicoterapeuta a Mestre. Voglio chiederti: abbiamo visto che l’accettarsi è il primo passo verso il vivere più sicuri e più felici, ma per farlo ci sono anche degli esercizi?  Non è una cosa molto facile. Ci sono degli esercizi pratici che puoi consigliarci?

Elvino Miali: Certo, ma naturalmente uno si chiede “se una persona ci ha messo vent’anni, trent’anni, per diventare chi è, come può un esercizio riuscire a ribaltare la situazione”?

Intervistatrice: A sbloccare un comportamento abituale…

Elvino Miali: Allora è importante utilizzare gli stessi strumenti che utilizza il problema. Come dicevo prima, l’autoipnosi della vita quotidiana e cioè ripetersi costantemente anche a livello subconscio: “non mi merito…”, “non sono abbastanza bravo” ecc.

Intervistatrice: ” Non posso”

Elvino Miali: Esatto, “non posso”, ” non sono capace” … questi costituiscono dei messaggi negativi. Allora, se io mi ripeto coscientemente i messaggi positivi, questi non prendono molto e cioè non affondano radici molto facilmente; bisogna ricorrere ad uno stato di rilassamento, il cosiddetto stato alfa in maniera tale che ci si avvicini il più possibile a delle modalità di autoipnosi in cui, in quello stato simile al sonno, tutto quello che immaginiamo di positivo tende realizzarsi. Per esempio io utilizzo con i miei pazienti delle metafore: in uno stato di rilassamento induco loro uno stato di calma innanzitutto e poi li aiuto a immergersi in un paesaggio della natura dove prendono gradualmente contatto con l’ambiente facendoli identificare con uno di questi  elementi della natura a loro scelta, per esempio potrebbe essere un albero, un animale, una cascata, un ruscello… Cosa accade quando la persona si identifica e immagina di entrare dentro l’albero e essere l’albero? Può sperimentare per la prima volta quello stato di pura autoaccettazione, perché l’albero non si chiede se è abbastanza bravo, se ha abbastanza autostima…

Intervistatrice: Se è abbastanza bello da stare nel panorama…

Elvino Miali: Lo è naturalmente ma non si pone neanche il problema, così se noi come esseri umani qualche volta sperimentiamo quel senso di autoaccettazione, di andare bene così come siamo, già poniamo le basi per l’autostima e per tenerci lontani dalla depressione e dall’ansia.

Intervistatrice: Quindi degli esercizi di meditazione.

Elvino Miali: Certo, può essere una meditazione guidata che poi la persona può anche fare da sola a casa.

Aiutare i figli a sviluppare una buona autostima

Intervistatrice: Abbiamo visto che l’autostima ci viene regalata quasi dai nostri genitori da piccoli. Se purtroppo non si ha questa fortuna di crescere in un ambiente che la può installare in noi, magari si può diventare dei genitori che possono dare questo grande dono. Come può un adulto diventare un genitore che aiuta il proprio figlio con l’autostima?

Elvino Miali: Come dicevamo prima, per prima cosa essere consapevoli. Certo, porsi troppi problemi può a volte complicare le cose – quindi sapere poche cose ma certe. Naturalmente noi tendiamo ad essere genitori sulla base del modello che abbiamo appreso: cioè io tendo come padre o a essere simile a mio padre oppure, per reazione, dirò “non sarò mai simile a lui, quindi non farò mai a mio figlio quello che lui ha fatto a me”. Quindi prima la consapevolezza, poi certamente saper distinguere e dare delle regole. Le regole devono essere poche ma chiare: è inutile rimproverare costantemente il bambino su cento cose perché se in una giornata io come bambino ricevo cento rifiuti, tre importanti e novantasette su cui si poteva sorvolare, alla fine comincio a chiedermi “ma forse sono io che non vado bene”. Lì si instaura il seme della mancanza di autostima. Quindi il genitore dovrebbe limitare la propria critica a quelle cose veramente importanti: quando è no è no e non si transige.

Intervistatrice: Che poi non è una critica: è un aiuto, ma viene forse percepita dal bambino come critica, dato che non riesce a capirne il valore.

Elvino Miali: Quello che il bambino assorbe oltre le parole e forse soprattutto più delle parole è la comunicazione non verbale. Quindi la critica è fatta con cattiveria quando il giudizio non è rivolto tanto al comportamento quanto alla persona. Cioè, una cosa è dire “hai sbagliato questo” un’altra è dire “sei un buono a nulla”: nel secondo caso la critica è rivolta alla propria identità per cui c’è il rischio di sentirsi appiccicati addosso delle etichette che è difficile magari poi scrollarsi. In questo caso per l’autostima sono davvero dolori.

Intervistatrice: Abbiamo visto molto velocemente la critica. Anche la lode può aiutare un bambino ma può anche causargli dei problemi.

Critiche ed elogi possono far bene ai figli?

Intervistatrice: Siamo fortunatissimi oggi perché stiamo scoprendo tantissimi piccoli consigli: come aiutare l’autostima in un bambino, come crescere un bambino perché abbia più accettazione verso se stesso. Abbiamo visto che la troppa critica è sicuramente deleteria e che l’elogio può aiutarlo ma allo stesso tempo essere un’arma a doppio taglio?

Elvino Miali: Sì, mi riferisco a questo: intanto, limitare le critiche alle cose veramente importanti e soprattutto non dimenticarsi che è più facile avere dei risultati positivi dall’educazione di un bambino premiando le cose che vanno bene (perché questo, diciamo così, coltiva l’autostima) piuttosto che passare le giornate a rimproverare. Questo rovina il clima in casa. Quindi: in che senso la lode può essere un’arma a doppio taglio? In certi casi, se il bambino normalmente vive in un clima di critiche sarà assetato di elogi, allora magari c’è la nonna o l’estraneo che ti dà un giudizio positivo e per essere all’altezza di quel giudizio la prossima volta potresti entrare in ansia perché vorresti dimostrarti all’altezza della prima volta. Questa è un’arma a doppio taglio. Allora cosa bisogna fare, cosa bisogna come genitori lasciar trasparire? Che, nonostante il fatto che io ti critico, quello che voglio dirti è che io ti accetto comunque e incondizionatamente come persona. Critico i tuoi comportamenti, però per il tuo bene – ti dico che certe cose hanno un significato e vanno fatte in un certo modo, non sono d’accordo su certe altre e non va bene che vengono fatte.

Intervistatrice: Quindi il messaggio è: “io ti amo anche se hai fatto questo in questo momento” .

Elvino Miali: Per esempio: un voto negativo a scuola. Alcune persone tornano a casa e può succedere una tragedia, i genitori possono mettere in estrema ansia un adolescente che deve affrontare un esame all’università se ogni volta sembra una questione di vita di morte. C’è una storiella a questo proposito di una ragazza che si inventò i disastri più inimmaginabili per poi tranquillizzare i genitori dicendo che non era successo niente di tutto questo: era stata solo bocciata. I genitori capirono finalmente che questo non era poi così grave rispetto ad aspettative disastrose.

Intervistatrice: Ma è molto  difficile far capire il castigo per un comportamento sbagliato e, allo stesso tempo, far capire che si ama incondizionatamente quella persona.

Elvino Miali: Sì, la linea di confine spesso è proprio questa, cioè criticare il comportamento e non la persona: dire “hai sbagliato questo” e non “sei un buono a nulla” perché questa è una critica rivolta alla persona, non al comportamento.

Intervistatrice: Quindi forse è meglio  “sei bravo nonostante non ti sei applicato” …

Elvino Miali: “Noto che hai fatto del tuo meglio, allo stesso tempo ho visto che questa volta forse non sei stato all’altezza di quello che pensavi” e poi chiedere informazionisenza mettere troppa pressione, stare vicino al ragazzo.

La formazione dell’autostima nei bambini: Amore e attaccamento

Intervistatrice: Era molto interessante l’argomento del contatto fisico: è una cosa molto importante quando cresciamo i nostri figli e naturalmente l’unico modo per parlare e far capire ad un neonato il nostro amore è il contatto fisico. È sempre necessario e benefico durante la crescita?

Elvino Miali: Nulla “sempre” in assoluto, però è una cosa molto importante soprattutto nelle primissime fasi di vita. Infatti c’è uno studioso americano, Martin Seligman, che è considerato a  livello accademico il fondatore della psicologia positiva, il quale sostiene che il bambino nei primi sei mesi dovrebbe addirittura dormire in mezzo a mamma e papà. Questo perché in quella fase della vita, se supponiamo che il bambino si svegli spaventato di notte, subito viene rassicurato dalla presenza di qualcuno, mentre poi è utile che il bambino impari a dormire nella sua culla perché altrimenti magari si sviluppa il problema opposto.

Intervistatrice: Sì, c’è l’attaccamento morboso del bambino…

Elvino Miali: Però è giusto che in ogni fase della propria vita si rispettino questi passaggi. Alcune persone ritengono erroneamente “meglio buttare nella mischia questo bambino, questo adolescente perché così si fa le ossa” invece no – se è prevista una gravidanza di nove mesi prima che nasca un bambino evidentemente c’è bisogno di un momento di preparazione così come l’infanzia è la preparazione per l’adolescenza. Quindi è giusto dedicare la protezione giusta nella giusta fase, poi è chiaro che uno può comportarsi da bambino anche a trent’anni e anche le mamme non possono pretendere che il bambino abbia sei anni se ne ha trenta. Ma indubbiamente il contatto fisico è la prima forma di rassicurazione e quindi l’autostima si cementa tantissimo attraverso il contatto si fisico.

Intervistatrice: Mi sembra che la sicurezza e l’autostima siano due cose che vanno pari passo.

Elvino Miali: L’autostima è un senso di sicurezza, di autoapprovazione, basate su appropriate autopercezioni, cioè non devo ritenermi Napoleone Bonaparte – naturalmente non devo avere un ego ipertrofico.

Quando “lasciare andare i figli”: autostima e separazione

Intervistatrice: Abbiamo scoperto che la sicurezza in fondo è l’autostima. Come genitore bisogna essere presenti e rassicurare – quando si può effettivamente lasciare che un bambino o un ragazzino cammini da solo? Questa è la domanda più importante anche per un genitore: quando si può lasciar andare un bambino da solo proprio “fisicamente”? A che punto della crescita si può lasciarlo andare con i suoi amici da solo?

Elvino Miali: Mentre a casa noi possiamo costruire un ambiente dove poi poter lasciare il bambino libero magari di sporcare nella sua stanzetta, libero di circolare perché c’è un cancello che gli impedisce di ruzzolare per le scale, naturalmente poi crescendo, quando il bambino va fuori, ci sono oggi delle condizioni diverse che non c’erano anni fa.

Intervistatrice: Certamente è più pericoloso.

Elvino Miali: L’atteggiamento di ansia e di paura naturalmente può avere la funzione positiva di ricordare che ci sono dei pericoli, però non deve essere il clima di paura a predominare nella comunicazione con i nostri figli. Magari il genitore per amore dovrebbe tenersi qualche ansia per sé e limitarsi ad osservare con fiducia il fatto che…..

continua…

Se sei interessato alla relazione di aiuto, al Counseling o alla crescita personale, contatta la sede territoriale di Mestre Venezia dell’associazione ASPIC Counseling e Cultura

Vai alla homepage

Autostima e Assertività video intervista

Scritto da Elvino Miali - Autostima

Videointervista sull’Autostima al dott. Elvino Miali

per richiedere GRATUITAMENTE il resto dell’intervista:

Iscriviti alla nostra  newsletter

Leggi la scheda del corso: Autostima e Assertività

Leggi la scheda del corso: Training Autogeno e tecniche di Gestione dello Stress

Leggi la scheda del corso: Gestione delle emozioni e autocontrollo

Autostima. Trascrizione completa dell’intervista al dott. Elvino Miali

Scritto da Elvino Miali - Autostima

Autostima. Trascrizione completa dellintervista al dott. Elvino Miali

immagine di Beatrice Mognato

L’ intervista è andata in onda su Antenna3 nel corso del programma “La stanza del tè” condotta da Cecilia Zoppelletto.

Accrescere la propria autostima

Intervistatrice: Buon pomeriggio, benvenuti alla Stanza del Tè. Oggi dedichiamo questo tè alla salute della mente, al senso della propria identità e al valore di se stessi: tutto questo si traduce in autostima. Oggi abbiamo invitato uno esperto della materia: Elvino Miali, medico psicoterapeuta. Benvenuto e bentornato.

Elvino Miali: Grazie Cecilia, buon pomeriggio.

Intervistatrice: Sei già venuto a prendere un tè con noi e abbiamo parlato di autostima, di come le persone accrescono la loro autostima. Oggi parliamo di adulti ma vorrei partire con un piccolo riassunto di quello che è l’autostima.

Elvino Miali: Dunque l’autostima è l’autovalutazione del proprio valore. Naturalmente la percezione del proprio valore deve essere basata sulla realtà, quindi ci sono anche persone che si credono Napoleone Bonaparte ma in questo caso non vuol dire che la loro autostima sia appropriata. Così come averne troppo poca anche averne molta – voglio dire: un ego Ipertrofico gonfiato, fingere di avere un’alta autostima – chiaramente non è appropriato.

Intervistatrice: Certo, una persona può credere di essere diversa da ciò che è – se ci si continua a dire ad esempio: “sono bello, sono bello, sono bello” dopo una settimana sono il più bello del mondo. Quindi bisogna anche stare attenti a questo: sì darsi della forza, dell’importanza, ma è bene mantenere un equilibrio rispetto alla propria autostima.

Elvino Miali: Sì, partiamo da un’accettazione di noi stessi. Se io ritengo interiormente di avere un senso di inferiorità rispetto alla media delle persone, cercare di immaginare un sé grandioso può caricarmi come si caricano i pupazzetti con la pila “Duracel”, però molto presto quest’autostima si sgonfierà. Se invece parto dal “qui e ora”, ed anche da un’accettazione di quello che sono in un dato momento, potrò fare dei progressi commisurati al momento di partenza. Quindi la cosa più sbagliata è paragonarsi con chi è più bravo di noi, molto più bravo di noi in modo particolare, perché automaticamente la battaglia è già persa in partenza. La voce critica interiore comincia a bersagliarti, a dire che “Non sei abbastanza” ecc. Quindi tutta l’autostima che si costruisce rischia di essere una reazione alla bassa autostima piuttosto che una conquista vera e propria.

Intervistatrice: Ma l’accettazione non vuol dire anche conoscere i propri limiti?

Elvino Miali: Certo, conoscerli è il primo passo verso l’autoconsapevolezza. Naturalmente l’autoconsapevolezza può essere anche accompagnata da una sensazione di disagio se noi non accettiamo quello che siamo. Quindi la più grande conquista è veramente accettare quello che siamo e viaggiare su quello speciale equilibrio che c’è fra l’accettazione e la voglia di miglioramento.

Intervistatrice: Ma l’autostima o la mancanza di autostima cambiano completamente le nostre scelte, le scelte che facciamo tutti i giorni?

Elvino Miali: Certamente è molto influente il senso di autostima in quanto chi non ha una buona autostima tende ad evitare delle esperienze di vita che gli possono provocare angoscia, quindi o si appoggia a persone che ritiene più in gamba, per cui delega la propria vita gli altri, oppure fa una vita molto al di sotto delle proprie possibilità rinunciando a delle opportunità.

Intervistatrice: Quindi non sboccia mai, la personalità non esce mai, il vero io non esce mai.

Elvino Miali: Rimane una potenzialità inespressa.

Personaggi famosi con una buona autostima

Intervistatrice: Abbiamo parlato di autostima, abbiamo cominciato a conoscerla e vedere come si sviluppa ma intanto vediamo quali possono essere degli esempi di personaggi caratterizzati da una forte autostima.

Elvino Miali: Sì, vorrei fare qualche esempio. Prima di accedere a personaggi molto famosi, che potrebbero anche farci sentire piccoli in confronto e quindi minare la nostra autostima, vorrei parlare di come si riconosce una persona che ha una buona autostima, perché ci si può fraintendere su questo: per esempio uno potrebbe pensare che chi tende a prevaricare gli altri, ad apparire molto sicuro di sé, a imporsi, ad alzare la voce, sia una persona molto sicura perché magari in pubblico si alza in piedi, dice la sua, ecc. Questo può essere uno degli aspetti ma può essere fuorviante. Direi che per riconoscere una persona che ha una buona autostima bisogna vedere se noi ci stiamo bene insieme. Cioè, una persona che ha una buona autostima non ha bisogno di farti sentire inferiore, è una persona assieme alla quale stiamo bene, quella che si dice una persona solare, una persona accettante e quando sei vicino a questa persona non hai la percezione: “oh Dio! se mi avvicinino non la posso toccare”.

Intervistatrice: Sì, o una persona che ha una personalità, un modo di esprimersi talmente forte, che non dà spazio agli altri. Quindi emette solo suoni, idee e se stesso ma non riceve.

Elvino Miali: Sì, dà la percezione che esiste solo lui. Ecco, il narcisista per così dire è una persona che non ha capacità di empatia cioè di mettersi nei panni degli altri, per cui tu rischi di non esistere per lui, esiste solo il proprio mondo; quindi le proprie inefficienze sono speciali.

Intervistatrice: Magari adesso con questa descrizione tutti pensano: “Oh, quell’amico lì: che antipatico!” – ed effettivamente è probabile che una persona narcisista abbia un’autostima molto bassa. Invece, tra le persone famose, potresti menzionare qualcuno?

Elvino Miali: Sicuramente mi viene in mente Barack Obama. Di Barack Obama, anche se non l’ho conosciuto personalmente, ne abbiamo l’immagine televisiva: esprime autostima da tutti i pori, perché chiaramente, per il ruolo che ricopre, riceve degli attacchi ma nonostante questo è andato avanti per la sua strada, non ha mai perso la fiducia.

Intervistatrice: Ma è una persona che deve anche attaccare comunque…

Elvino Miali: Si, deve confrontarsi attivamente, certo, senza tuttavia essere distruttivo nei confronti dell’altro.

Intervistatrice: Quindi un vero esempio di autostima.

Elvino Miali: Sì, direi che osservando Barack Obama, si nota come gesticola, come guarda a destra e a sinistra, come ha una buona considerazione positiva, la fiducia del suo motto “Yes we Can” direi che esprime in sintesi la sua buona autostima.

Intervistatrice: Ci sono comunque dei movimenti, dei messaggi che esprime il corpo, (ad esempio: come ci si mette, come ci si pone… ): c’è un linguaggio del corpo?

Elvino Miali: Naturalmente c’è il linguaggio del corpo. Il linguaggio del corpo più adeguato è quello naturale, nel senso che se io impongo a me stesso una certa postura risulterò innaturale, si può percepire una certa incongruenza. Tuttavia se io mi immedesimassi in un personaggio che ritengo avere una buona autostima e da cui voglio attingere aspirazione (a mo’ di psicodramma) questo può aiutare, anche se è sempre un ruolo che si recita.

Intervistatrice:Abbiamo visto a che ideali ispirarci, come un Barack Obama, ai grandi presidenti e comunque a dei modelli vincenti.

Elvino Miali: Martin Luther King…

Intervistatrice: Come Martin Luther King. Ma per accrescere l’autostima: se uno ha un problema di bassa autostima, può sempre comunque migliorare, può sempre fare un percorso e trovare se stesso. Da dove si inizia?

Elvino Miali: Allora, possiamo iniziare in diversi modi: ci sono coloro che fanno dei corsi di auto-miglioramento, dei corsi di autostima, naturalmente queste sono delle strade per iniziare  – l’autostima è qualcosa che si costruisce giorno per giorno e quindi non ci sono ricette veramente magiche. Tuttavia è bene qualche volta ispirarsi a delle persone che noi stimiamo per attingere alla loro forza. Per esempio in questo la Programmazione  Neuro Linguistica è una scienza specializzata in tecniche rapide di cambiamento che, usata in maniera positiva, può esserci di aiuto. Per esempio, una tecnica consiste nell’immedesimarsi in un personaggio famoso, che noi stimiamo, e mettersi letteralmente nei suoi panni.

Intervistatrice: Hai detto: “Non c’è una ricetta magica”, però io speravo in qualche piccolo consiglio. Quindi di una persona che idealizziamo, in un certo senso, non ne vediamo mai il lato poco simpatico. Ad esempio, un personaggio famoso come un Barack Obama, oppure: io amo molto certi personaggi del cinema, della vecchia Hollywood, però vedo solo la parte bella di loro, quindi li ho idealizzati. Quindi? Idealizzare una persona e sentirsi un po’ quella?

Elvino Miali: Entrare in uno stato psicofisico di fiducia è possibile immedesimandosi in un personaggio, immaginando di mettere proprio la sua testa, di vedere con i suoi occhi. Si nota che facendo questo si adotta la filosofia del “come se”. Entrando in questa filosofia del “come se”, effettivamente il nostro stato d’animo cambia, quindi la ricetta non è: fare finta di essere un altro – è prendere atto che quel cambiamento di fiducia in noi stessi, in meglio, immedesimandosi nel personaggio che stimiamo, non è dovuto a quel personaggio (perché eravamo sempre noi) e quindi capiamo che quella risorsa ce l’abbiamo dentro. Quindi non avremo più bisogno ogni volta di far finta di essere un altro ma capiamo che delle risorse sono dentro di noi: a volte sono i limiti mentali che ci impediscono di affermarci.

Intervistatrice: Quando giochi al “come se”, chi sei?

Elvino Miali: Beh, io utilizzo non solo dei personaggi, per esempio anche delle cose inanimate: un faro. Immagina un faro che è su una costa – un faro non ha nemmeno bisogno di alzarsi la mattina e pensare se ha autostima oppure no – ci sono delle barche grandi o piccole che passano, decidono di fermarsi, di andare via, un tempo variabile, e tu sei lì che per loro comunque rappresenti una luce, un punto di riferimento. Questa è una metafora che mi piace.

Intervistatrice: Quindi non solo personaggi ma anche oggetti o simboli.

Elvino Miali: Una quercia, ad esempio.

Gestire le emozioni e le paure

Intervistatrice: A proposito di autostima, chi la deve sviluppare comunque può avere dei problemi. Prima ci hai dato qualche consiglio legato all’immaginazione… purtroppo però a volte le emozioni si mettono in mezzo – come si fa a combattere le emozioni, le nostre paure?

Elvino Miali: Le emozioni non si combattono, per un semplice motivo: sarebbe una battaglia persa. Ci sono dentro di noi due parti: la nostra mente razionale, che ha bisogno di calcolare, di avere il controllo, di avere le sue certezze, e la parte emozionale, che è prevalentemente inconscia, che non ha regole: o meglio – ha delle altre regole che spesso cozzano con la mente razionale. Io spesso paragono la mente razionale al fantino e la mente emozionale ad un cavallo – e allora cosa accade? Che se fantino e il cavallo non sono d’accordo su dove andare, vince il cavallo perché la forza bruta è quella che prevale. Se però il fantino conosce bene il suo cavallo – quindi noi conosciamo le nostre emozioni, insieme possiamo fare grandi cose.

Intervistatrice: Certo perché il cavallo ci dà la forza di andare avanti… Comunque le emozioni ci possono aiutare ad arrivare al nostro traguardo: se effettivamente crediamo con grande passione ad una cosa possiamo anche raggiungerla.

Elvino Miali: Il problema è che a volte la nostra mente razionale etichetta le emozioni in maniera negativa: quindi l’eccitazione, quando è troppo forte, può diventare paura; l’entusiasmo, quando fa girare il motore a mille, può farti avere paura delle conseguenze – si dice paura di volare: ” se poi casco”… e allora mi fermo prima.

Intervistatrice: Mi sembra che comunque bisogna sempre alla fine conoscere se stessi, che è la prima cosa importante per un’ottima autostima: conoscere quello che si è effettivamente dentro, le proprie emozioni.

Elvino Miali: Se non sappiamo dove siamo e chi siamo non possiamo decidere dove andare.

Seguire l’istinto

Intervistatrice:  Oggi stiamo scoprendo se è meglio seguire il cuore, la mente… O posso dire tutte due, cosa dici?

Elvino Miali: O la pancia…

Intervistatrice: C’è chi dice che bisogna avere quel feeling, seguire quello che ti dice il tuo istinto – invece?

Elvino Miali: Questa può essere una buona strada: non percepire le proprie emozioni come nemiche di noi stessi. A volte si ha la percezione che c’è qualcosa dentro di noi che ci boicotta: è semplicemente un sistema di valori che noi abbiamo interiorizzato, di cui non siamo consapevoli. Siamo convinti a livello razionale di voler perseguire determinati obiettivi (che però invece ci hanno inculcato) o magari invece seguiamo dei modelli e delle mode mentre dentro di noi qualcosa si ribella: sono convinto che voglio perseguire il successo, i soldi, ma poi dentro di me mi sento infelice, probabilmente non è quello che voglio davvero. Quindi è importante conoscersi per porsi degli obiettivi che siano allineati con i nostri valori autentici. Allora, quando ci sono delle emozioni che interferiscono nella realizzazione dei nostri obiettivi, spesso non si tratta altro che dei messaggi che cerca di darci il saggio interiore, la nostra parte emozionale, che non è d’accordo completamente con le nostre scelte. Quindi: il fantino di cui parlavo prima, che riesce a conoscere il linguaggio del cavallo e farselo amico, in maniera poi d’andare insieme verso degli obiettivi condivisi.

Intervistatrice: Quindi crescere in una situazione dove la morale o comunque gli obiettivi che vengono condivisi, tipo il successo, vengono calcolati solo in vista del profitto economico può veramente rovinarci la vita.

Elvino Miali: Possono imporci dei valori, degli obiettivi che non percepiamo come reali e dobbiamo fare uno sforzo estremo se perseguiamo degli obiettivi che non sentiamo veramente nostri: è come fare una strada in salita

Intervistatrice: Bisogna essere terribilmente sinceri con se stessi, quindi.

Elvino Miali: Certo, bisogna giocare a carte scoperte con se stessi.

Intervistatrice: E questo lo si può imparare anche un po’ più tardi nell’età?

Elvino Miali: Non è mai troppo tardi. Diciamo che le difficoltà possono essere un’opportunità per conoscersi meglio e fare veramente un salto di qualità: vivere la vita nostra e non quella che c’impongono gli altri.

Le convinzioni per una buona autostima

Intervistatrice: Abbiamo parlato di autostima: è veramente un motore, ci può portare a fare delle grandi cose, come abbiamo visto anche nel caso di Barack Obama – mi piace sempre menzionarlo perché comunque è un personaggio che dà una grande carica, una grande forza. Prima mi avevi detto che ci sono quattro convinzioni per aiutarsi. Me lo puoi spiegare?

Elvino Miali: Le convinzioni chiave di una persona che ha una buona autostima (oppure il modo in cui misurare la propria autostima, in caso ci sia un dubbio rispetto questo) sono: “è importante per me?” – cioè un determinato obiettivo dobbiamo percepire che abbia una certa importanza per noi; “è possibile per me?” – quindi la percezione che sia alla nostra portata; “sono capace?” – quindi la percezione di essere capaci di seguire quella strada; ed infine: “me lo merito?” – e spesso quest’ultima è la condizione su cui si può cascare, nel senso che posso percepire di avere l’opportunità, di poterla cogliere, di averne anche la possibilità perché ho studiato ma se non sento interiormente di meritarmi quel successo, quell’obiettivo, a volte questo è l’ostacolo più difficile da superare ed è direttamente proporzionale con l’autostima.

Intervistatrice: Io ho letto molto spesso che tante persone non si sentono meritevoli di felicità, è una cosa che hai riscontrato molto? È un problema comune?

Elvino Miali: Certo, questo spesso ha radici antiche. Purtroppo, come abbiamo visto la volta scorsa, gli antecedenti dell’autostima sono nella nostra infanzia quindi se abbiamo ricevuto dei messaggi di approvazione positivi dalla nostra famiglia, di amore, si cresce con una buona autostima altrimenti questa può essere minata così precocemente che poi l’esistenza deve essere veramente una nuova rinascita e una nuova riconquista e a volte può dare anche molte soddisfazioni questo cammino.

Intervistatrice: Ma credersi meritevoli di felicità quindi è una cosa che si può cambiare con il tempo? Se io magari ho avuto un’infanzia, un’adolescenza che mi hanno privato di questo X-factor, in un certo senso, come posso crearlo?

Elvino Miali: Il messaggio negativo, quello genitoriale: “Non sei capace”, “Sei una cattiva persona”, “Non ti meriti nulla”, da grandi rischia di essere interiorizzato – quindi anche quando i genitori non ci sono più, questo genitore interiore continua a ripeterti dei messaggi negativi che nei momenti chiave ti possono far mancare le forze. A quel punto è necessario comprendere che i nostri genitori hanno fatto comunque del loro meglio perché a loro volta hanno avuto delle educazioni non adeguate  – quindi ribellarsi a questa voce critica interiore e anche perdonare, lasciare andare, per ripartire da noi stessi.

Intervistatrice: E incominciare a vivere.

Elvino Miali: Certo.

Autostima ed ansia

Intervistatrice:  Oggi pomeriggio abbiamo parlato di autostima, adesso parliamo anche di ansia: recentemente ho letto che l’autostima e l’ansia sono correlate. Perché?

Elvino Miali: Perché una persona che ha una buona autostima in linea di massima non vive stati di ansia tali da portargli ad evitare delle esperienze, invece delle personalità con dei tratti di ansia marcati sono proprio coloro che tendono ad evitare le situazioni che provocano ansia e quindi accettano di vivere una vita al di sotto delle loro potenzialità. Quindi la ricetta quando andiamo incontro a qualche cosa che percepiamo come più grande di noi è porci degli obiettivi non esagerati ma commisurati un passo avanti rispetto al nostro stato attuale, che ci permette di trarre soddisfazione dal progresso, senza volerci necessariamente paragonare con persone molto più abili di noi. In questo modo, affrontiamo delle cose in maniera graduale, in maniera che l’ansia è uno stimolo da superare e non è percepita come un masso enorme che ci sta per sovrastare.

Intervistatrice: Quindi “baby step”.

Elvino Miali: “Step by step”. Riuscire a godersi il percorso piuttosto che ambire sempre a una meta che è lontana  e che puoi percepire come irraggiungibile. Goditi il percorso – questa è la cosa migliore, lo dicono anche i saggi orientali.

Intervistatrice: Ci si può anche dimenticare di tutte le fobie in questo modo…

Elvino Miali: In questo modo, i fantasmi non fanno più paura perché si affrontano un pezzetto per volta e quindi si smitizzano.

Intervistatrice: Si può quindi dominare l’ansia?

Elvino Miali: L’ansia è una percezione di pericolo: se noi riusciamo ad identificare quello di cui abbiamo paura possiamo lavorare per abbassare il grado di ansia – quindi da 0 a 10 portarla da 10, da 8, a 3 o 4. A quel punto notiamo che l’ansia la percepiamo come un’emozione positiva e uno stimolo per fare le cose, non qualcosa che ci frena ma qualcosa che ci stimola ad andare avanti.

Intervistatrice: E dobbiamo farlo col tempo. Grazie per essere venuto anche oggi, tantissimi consigli e aiuti anche per i nostri telespettatori. Ti prego di ritornare ancora perché ci sono tante cose che dobbiamo vedere ancora come la coppia, il rapporto…

Elvino Miali: Con piacere.

9 marzo 2009  

Autostima e Sviluppo Personale, cominciamo a parlarne.

Scritto da Elvino Miali - Articoli scelti

Ciao! Inizia oggi la pubblicazione di alcuni post sul tema dell’autostima, scritti che riflettono il mio pensiero nonché la mia passione per l’argomento. Buona lettura. Elvino Miali. Autostima e Sviluppo Personale, cominciamo a parlarne.

Cos’è l’autostima? (Contenuti teorici inerenti al corso “Autostima e Assertività“).

L’ autostima è un senso soggettivo e duraturo di autoapprovazione del proprio valore personale basato su appropriate autopercezioni (Giusti, 1995).

Uno dei vantaggi di godere di una buona autostima consiste per esempio nella capacità di tollerare un rifiuto.

Quello che potrebbe essere umiliante e fonte di scoramento per qualcuno diviene semplicemente un’esperienza da cui imparare per chi ha il giubbotto interiorizzato dell’autostima.

Alcuni anni fa tenni una conferenza su Pensiero Positivo e Autostima.
E’ facile augurarsi di avere o accrescere la propria autostima.

Il problema viene fuori quando ci si sente in colpa per non essere sempre in grado di pensare positivo o di essere sempre allegri.

Questo perché comunemente si associa sempre il pensiero positivo all’allegria e il pensiero negativo alla tristezza, alla paura, alla rabbia.

La vita ci insegna che esistono luci e ombre,  ma questo non significa necessariamente che la luce sia sempre positiva e l’ombra sempre negativa. Allo stesso temponel campo dei sentimenti e delle emozioni, non sempre la tristezza  è negativa. Le filosofie orientali ci insegnano a considerare gli opposti, lo Yin e lo Yang,  come parti  essenziali nell’equilibrio complessivo di qualsiasi sistema.

Il tentativo di fuggire a tutti i costi dalla sofferenza prima di aver appreso messaggio, il significato di insegnamento da trarne può risultare prematuro ai fini del tanto agognato benessere.

Infatti a volte il malesserepuò essere un momento di passaggio lungo il cammino verso l’evoluzione e la crescita personale. Anzi è a mio avviso preoccupante l’atteggiamento di chi “fugge” ansiosamente nel pensiero positivo perché non tollera segnali di senso opposto.

Anche se può sembrare paradossale,  c’è in fondo una forma di pessimismo non espresso anche in chi  ricorre al pensiero positivo in modo compulsivo, non potendo tollerare le tensioni della vita quotidiana, o il minimo senso di irrequietezza, che invece dovrebbe prima di tutto metterci in posizione di autoascolto. Questo poichè non esistono emozioni negative di per sè, ma ognuna esiste per segnalarci qualcosa e il nostro compito sarà allora quello di diventare sempre più consapevoli delle nostre emozioni, e soprattutto saperle utilizzare a nostro vantaggio.

A volte, per esempio, per sentirsi meglio basta lasciarsi andare in un bel pianto, perchè no! Altra cosa invece autocommiserazione e l’utilizzo strumentale del pianto per evitare di assumersi le proprie responsabilità.

Così come nell’auto aiuto anche nella relazione di aiuto è molto più importante la fase dell’ascolto e della comprensione dell’altro e permette di entrare in uno stato di empatia. Pensa a quando ti sei sentito dire: ” ma dai che non  è niente, vedrai che passerà”.

Lungi dall’essere frasi che fanno pensare all’ottimismo è una speranza a volte testimoniano piuttosto la paura di confrontarsi con il dolore dell’altro!

La Resta il fatto che vive meglio chi mantiene intatta la fiducia nelle proprie possibilità ed affronta la vita con ttimismo, come conferma la massima che dice: “l’ottimista ed il pessimista hanno torto entrambi, ma l’ottimista si diverte di più!”.

Ma se pensare positivo è così conveniente, perchè per alcuni è più facile e per altri no?

Coloro che godono di una buona autostima affrontano la vita con coraggio e non sono eccessivamente spaventati dalle difficoltà, semmai ne sono stimolati, mentre per altri è più rassicurante rinchiudersi in una vita dalle poche pretese, e quindi sicuramente più  al sicuro dal rischio di incorrere in sconfitte, rifiuti od umiliazioni.

Vi sono alcuni tipi di personalità in cui la tendenza all’evitamento di situazioni ansiogene o alla dipendenza da figure di appoggio è così dominante da rendere difficile l’applicazione del Pensiero Positivo. Facciamo alcuni esempi: la personalità cosìdetta evitante.  L’evitante è un maestro nell’arte di descriversi in modo autosminuente. La sua intima convinzione di non essere all’altezza della situazione lo porta pressoché costantemente ad avere una reazione di evitamento, “fugge” cioè da situazioni che normalmente non sono ritenute così minacciose.

Tra i motivi di questo comportamento da parte dell’evitante è costituito dalla paura di affrontare situazioni che vengono percepite come minacciose, e troppo stressanti per le proprie capacità di farvi fronte. Queste persone hanno un senso critico molto potente rivolto verso se stessi, che boicotta molto spesso i loro tentativi di affrancarsi dalla paura.

Altro esempio tipico è quello della personalità di tipo dipendente. In questo caso prevale la paura della solitudine unita ad un senso di incapacità ed insicurezza che le può portare fino a mantenere relazioni dove sono trattate male pur di non vivere l’angoscia dell’abbandono. Egli prova panico ed ansia quando le circostanze esigono autonomia ed ha l’intima convinzione di non essere all’altezza. Avendo orrore dell’aggressione e del conflitto li evita accuratamente, mantenendo però un fondo di collera verso la persona a cui si è “affidata”.

Manca in queste persone la capacità di assumersi le responsabilità: tendono infatti a lamentarsi in modo compulsivo, cercando di essere rassicurati invece di fare qualcosa per uscire da una situazione difficile.

Nel tentativo di evitare qualsiasi Le esperienze di vita si corrono meno rischi sociali o professionali, si rinuncia ad incontrare persone, ad aprirsi agli altri,

esprimere la propria sessualità ed il proprio bisogno di affetto,

di essere al centro dell’attenzione, di chiedere aiuto e di risolvere problemi.

Per evitare ulteriori giudizi negativi si erigono barriere difensive.

Le persone con scarsa autostima hanno la tendenza a focalizzare l’attenzione sui propri errori e fallimenti, sui difetti e sulle opportunità mancate, piuttosto che sulle qualità e i successi.

Una scarsa autostima è caratterizzata anche da profonda ambivalenza. Infatti, nonostante sperimentino un’intensa sofferenza quando subiscono un rifiuto e desiderino essere accettate,  queste persone assumono atteggiamenti e si comportano in modo da respingere gli altri piuttosto di attrarli.

Le persone con bassa autostima hanno un’enorme e spesso inappagato bisogno di amore e di intimità, ma le persone che attraggono e da cui sono attratti spesso non sono di aiuto.

Chi non ha amore a sufficienza per sè non è nemmeno in grado di nutrire i bisogni affettivi dell’altro.

Così le aspettative reciproche non vengono soddisfatte e ciò porta alla delusione, alla sfiducia nelle proprie capacità relazionali e nella possibilità di essere amati.

Quando si ha un buon livello di autostima si è in grado di costruire relazioni nutrienti, essendo attratti da persone positive, aperte al cambiamento, capaci di dare e nello stesso tempo di ricevere.

Il legame tra bassa  autostima e depressione è stato ampiamente confermato sia livello teorico che di ricerca. Gli studi di Beck  sulla depressione, assumono le autovalutazioni negative come una componente fondamentale della depressione.

Per difendersi della propria inadeguatezza si diventa perfezionisti.

I perfezionisti disprezzano se stessi e si sentono mediocri; per alcuni la normalità non è sufficiente e cercano qualcosa al di sopra della norma.

Aspettarsi che la performance di ogni giorno debba essere eccezionale e che nessun altro risultato accettabile è un buon modo per rendersi infelici.

Stima di sé e autorealizzazione: l’autostima è legata al successo?
Gli effetti dell’autostima si possono riscontrare anche nella propria vita lavorativa. Senza fiducia nella propria vita e qualità positive si può essere ostacolati nella realizzazione creativa di sé. Si possono anche perseguire e raggiungere obiettivi difficili senza riconoscere a se stessi il merito del valore dei propri risultati.

Il tentativo di comprendere le origini dell’autostima ci porta di fronte ad un interrogativo: perché tante persone di successo soffrono di problemi di scarsa autostima?

Infatti, non sempre le persone che hanno successo sviluppano un’immunità dai problemi legati all’autostima.

Usando il termine successo non ci riferiamo soltanto al successo professionale e al conseguimento di elevate posizioni sociali ed economiche, ma soprattutto ad un senso di riuscita e competenze nella vita.

Un vasto numero di persone sembrano superare gli ostacoli della vita piuttosto bene, senza però acquisire per questo, come ci si aspetterebbe, un senso realistico di autoapprovazione delle proprie capacità, proporzionato ai successi conseguiti.  Che spiedazione dare a questo fenomeno? Alla prossima puntata!

Leggi la scheda del corso: Training Autogeno e tecniche di Gestione dello Stress

Leggi la scheda del corso: Gestione delle emozioni e autocontrollo

Leggi la scheda del corso: Autostima e Assertività