Counseling breve in azione

Scritto da Elvino Miali - Articoli scelti

Counseling breve in azioneCounseling breve: cosa è? Per rispondere a questa domanda, voglio prendere in considerazione un interessante libro di John Littrell dal nome molto significativo: “Il Counseling breve in azione”.

Si tratta di un libro corredato da un video che è stato scritto per il professionista che sente l’esigenza di utilizzare modelli di counseling breve e per aspiranti counselor che vogliono apprendere un modello di lavoro rapido ed efficace.

In sintesi, il counseling breve facilita il professionista della relazione di aiuto a raggiungere i seguenti obiettivi:

1. Conoscere idee innovative nel campo del Counseling su come aiutare le persone a fare cambiamenti nella loro vita;

2. Acquisire nuove idee e metodi per aiutare i clienti a perseguire i loro obiettivi in modo più efficace, accelerando quindi il processo di cambiamento;

3. Apprendere molteplici modi per focalizzarsi sul processo di cambiamento;

4. Focalizzarsi di più sulla soluzione anziché sul problema;

5. Sperimentare il counseling come una professione che può essere divertente, interessante e stimolante;

6. Attuare i cambiamenti desiderati nella propria vita personale.

In questo articolo desidero sintetizzare il testo sopra citato per  tutti coloro che vogliono saperne di più sul counseling breve. Vediamo, quindi, quali sono le otto caratteristiche fondamentali del counseling breve:

1. E’ basato sulla relazione.

Una buona relazione tra counselor e cliente è condizione imprescindibile nella relazione di aiuto. Secondo John Littrell il calore e l’empatia sono due qualità che, sommate alle giuste strategie e tecniche, permettono al cliente di ottenere risultati più rapidi rispetto al solo uso di calore e empatia.

2. Tempi brevi.

Il counseling breve è strutturato per poter essere efficace in un numero di incontri che va da 5 minuti a cinque sedute. Naturalmente, nulla vieta di utilizzare un numero maggiore di sedute: essere abili a ottenere risultati in breve tempo non è qualcosa che si può improvvisare. Anzi, un tempo così breve può generare ansia da prestazione nell’operatore alle prime armi.

Dobbiamo comunque considerare che il counseling breve non è una specie di panacea e, dove sussistano disturbi gravi, è necessario ricorrere ad altre forme di intervento più lunghe.

3. E’ centrato sulla soluzione.

Il tempo dedicato all’esplorazione del passato e delle cause è limitato e l’attenzione è rivolta, soprattutto, alla ricerca di soluzioni per un cambiamento. Inoltre, il cliente viene aiutato a definire che cosa vuole piuttosto che a soffermarsi su una descrizione dettagliata di cosa non vuole più.

4. Azione.

Il cliente viene incoraggiato ad agire, anche durante le sedute. Infatti lo stile di lavoro del counseling breve prevede dei momenti in cui ci si muove all’interno dell’ambiente, per sperimentare il cambiamento e facilitare una modalità di lavoro fondata sull’esperienza.

5. Interazione sociale.

Viene posta attenzione alla rete di supporto sociale che circonda il cliente. In questo modo, si utilizzano le persone che lo circondano come risorse utili per il cambiamento.

6. È orientato ai dettagli.

Vengono esplorati con attenzione quali sono i punti di forza del cliente e quali gli ambiti in cui raggiunge già dei buoni risultati.

7. Umorismo e divertimento.

Si cerca di sfatare il mito o la convinzione limitante che il cambiamento debba necessariamente passare attraverso sforzi, rinunce e fatiche a beneficio di una nuova visione in cui il processo che porta agli obiettivi desiderati viene vissuto piacevolmente.

Il counselor utilizza per primo linguaggio e termini che tendono al positivo: ad esempio nel programmarsi la giornata il cliente può essere stimolato ad usare, al posto di una frase come “la lista delle cose da fare”, una frase del tipo: “la sfida del giorno”.

8. Attenzione alla fase dello sviluppo e ai bisogni della persona.

Il Counselor crede fermamente nelle capacità evolutive delle persone e nella loro intrinseca possibilità di muoversi verso il nuovo.

Le quattro fasi del counseling breve secondo John Littrell:

1. Demistificare il Counseling

2. Puntare sulle risorse

3. Costruire il futuro desiderato

4. Incoraggiare l’azione

1. Demistificare il counseling.

Una delle condizioni che permettono una buona alleanza operativa è che ci sia il consenso informato del cliente rispetto al cos’è il counseling e che cosa ci si può aspettare da esso. Nella parte iniziale della consulenza è utile rifarsi a un modello elaborato dal Mental Research Institut di Palo Alto:

A. definire il problema

B. verificare quali tentativi di soluzione sono già stati praticati

C. definire gli obiettivi

A. definire il problema.

Secondo questa scuola è utile, prima di tutto, definire il problema cercando di dedicare un tempo limitato a questa fase. Una domanda utile al riguardo può essere, ad esempio, “Che cosa succede quando hai il problema?”

B. verificare quali tentativi di soluzione sono già stati praticati.

“Cosa hai fatto, finora, per risolvere il suo problema e quali delle cose che hai fatto sono state efficaci o parzialmente efficaci? E quali invece non hanno funzionato?”

C. definire gli obiettivi.

Definire, con attenzione, cosa il cliente non vuole più per poter individuare in maniera chiara quello che vuole. Concordare con il cliente obiettivi ragionevoli. Trovare il modo di rendere il cambiamento il più piacevole e divertente possibile

2. Puntare sulle risorse.

Puntare sulle risorse che la persona ha già e che vuole potenziare é un modo per orientarsi verso il positivo e verso il cambiamento. Tra le modalità che facilitano questo processo vi è quella di utilizzare delle parole stimolo e un linguaggio positivo. Ecco alcune parole che trovano spazio nel counseling breve, in quanto evocative di energia e sensazioni positive: talenti, doni, risorse interiori, punti di forza, intuito, eccetera.

Tra le risorse utili da esplorare ed esplicitare attraverso domande specifiche ci sono i successi già conseguiti in passato dal cliente, i momenti di vita soddisfacenti e le persone che possano costituire dei modelli positivi per la persona.

Altro passaggio importantissimo è quello di chiedere al cliente in quali momenti non ha o non ha avuto il problema. In altre parole, quando la persona è già riuscita o riesce a superare il problema e a essere come vuole: “Quando non è un problema? Ci sono delle eccezioni al problema? Quando non si verifica? E’ mai riuscita a…?”

3. Costruire il futuro desiderato.

Lo scopo della terza fase del Counseling breve è quello di costruire, insieme al cliente, il futuro desiderato. A questo proposito può essere utile rifarsi al modello di R. Dilts denominato strategia di “W. Disney”.

R. Dilts, uno dei più importanti ricercatori al mondo nel campo della PNL, ha concentrato i suoi studi sull’analisi dei fattori che predicono il successo, analizzando personaggi noti per il loro genio creativo e per essere stati nel loro campo modelli di eccellenza.

Uno di questi personaggi è stato proprio Walt Disney. Una delle capacità peculiari di W.D. era quella di saper mettere insieme tre grandi modalità di pensiero tipiche dell’essere umano, che Dilts ha sinteticamente denominato: Sognatore, Realista e Critico.

Siamo nella modalità di pensiero “sognatore” quando pensiamo che tutto è possibile e viviamo un senso di gioia e di speranza al pensiero di realizzare un sogno.

La fase del realista è tipica di quando ci occupiamo di organizzare e implementare concretamente, mettendoli in sequenza, i passi necessari per rendere possibile il sogno.

Nella fase del critico ci occupiamo invece di rifinire il progetto e di pensare agli elementi mancanti o alle situazioni critiche che potrebbero, se trascurate, costituire un problema.

Il funzionamento armonico di queste tre modalità di pensiero era tipico di Walt Disney e Robert Dilts ne ha estrapolato un modello applicabile in vari contesti, sia della consulenza aziendale che della crescita personale. Ne descriverò sinteticamente l’applicazione nel contesto del counseling breve:

1. Fase del sognatore.

In questa fase il Counselor adotta quella che viene chiamata una “inversione a 180°”. Partetendo dal presupposto che quello che la persona vuole è il contrario di ciò che non vuole più e utilizzando lo spazio e il linguaggio del corpo, il counselor chiede al cliente di collocare, lungo una immaginaria linea del tempo, a sinistra quello che non vuole e a destra quello che vuole.

In questo modo si definiscono così chiaramente lo stato presente e lo stato desiderato. Un’altra tecnica per condurre la persona verso il suo stato desiderato è quella di individuare, davanti a sé, il futuro desiderato e di entrarci fisicamente dentro alzandosi dalla sedia e lasciandosi il passato problematico alle spalle.

A questo punto è possibile chiedere al cliente che cosa nota di diverso nel momento in cui si pone nella condizione desiderata, “come se” si fosse realizzata in quel momento. Uno dei vantaggi di questa tecnica è quello di puntare a cambiare la fisiologia della persona.

Un altro modo semplice di realizzare un cambiamento nella fisiologia è quello di far fare un respiro profondo e di immaginare di liberarsi con il respiro delle tensioni in eccesso, o di fare una pausa di silenzio e di ascoltarsi. Anche se può sembrare semplicistico ho notato, nella mia esperienza concreta, come il respiro e il silenzio siano due validi strumenti nel lavoro con i clienti.

Un’altra tecnica efficace è quella che Steve De Shaser chiama la “Domanda miracolosa”: “Se accadesse un miracolo e ti svegliassi col problema risolto, cosa ci sarebbe di diverso? Attraverso quali dettagli ti accorgeresti del cambiamento?” E’ utile farsi elencare della persona alcuni dettagli per ogni sistema percettivo: visivo, auditivo, cenestesico.

Domande utili a questo scopo sono: “Cosa vedresti intorno a te che potrebbe essere una prova che le cose sono cambiate? Cosa ti direbbero gli altri e quale sarebbe il tuo dialogo interno ? ( auditivo ); Quali sensazioni proveresti? ( cenestesico )”

2. Fase del realista

Questa modalità di pensiero è caratterizzata da pragmaticita e realismo e ha lo scopo di fare in modo che l’obiettivo desiderato risponda ad alcuni criteri importanti:

- che l’obiettivo sia sotto il controllo del cliente e che la sua realizzazione dipenda dal cliente stesso

- che l’obiettivo sia formulato in modo specifico e concreto

- che vengano delineati obiettivi a breve e a lungo termine

- che gli obiettivi siano semplici e facili da raggiungere

Tutto ciò diminuisce l’ansia da prestazione e aumenta il senso di speranza e di controllo nel cliente.

3. Fase del Critico.

La fase del critico è molto importante e permette di anticipare le naturali resistenze che si muovono quando si pensa a un cambiamento. Partendo dal presupposto che la voce critica ha un’intenzione positiva che in genere corrisponde con la volontà di preservarci da possibili fallimenti, sollecitandola in modo corretto attraverso giuste domande è possibile migliorare le parti del progetto che potrebbero ancora aver bisogno di revisione.

Ad esempio, ci si preoccupa della ecologia del cambiamento. Un cambiamento è ecologico per il cliente quando ha il sostegno delle persone che gli vivono intorno: questo permette di riflettere su quali sarebbero le ripercussioni del cambiamento.

Le domande tipiche di questa fase sono:

  • Come si ripercuoterebbe il cambiamento su di te e sugli altri?
  • Chi si accorgerebbe del cambiamento?
  • Cosa potrebbe non funzionare?
  • Cosa farai se si dovesse verificare un’imprevisto?
  • Ci sono altre questioni importanti che non abbiamo ancora considerato?

L’ultima delle quattro fasi del counseling breve secondo Littrell è:

4. Incoraggiare l’azione

La fase dell’incoraggiare l’azione ha lo scopo di fare qualcosa di diverso da quello che la persona ha sperimentato, fino a quel momento, per cercare di raggiungere il suo obiettivo e/o di risolvere un problema. In questa fase il counselor dà dei compiti al cliente che lo stimolino a sperimentare soluzioni nuove.

Uno dei modi per fare questo è di costruire sulle eccezioni, cioè diventare consapevoli di quali sono le variabili che intervengono quando il problema non si presenta o quando spontaneamente la persona va già nella direzione desiderata.

Infatti anche nelle situazioni più critiche ci sono sempre dei contesti in cui il problema si presenta di meno, o non si presenta affatto: diventare consapevoli delle variabili positive che giocano un ruolo determinante nel benessere della persona aumenta le probabilità di replicarle volontariamente.

In questa fase è importante anche avvalersi di metodi di misurazione che permettono di individuare i piccoli cambiamenti e progressi e di poterne apprezzare la portata. Una semplicissima scala a disposizione del counselor per valutare la sensazione soggettiva di disagio è la cosidetta scala SUD (Subiective Unit of Distress): chiedendo al cliente di quantificare da zero a 10 il suo disagio è possibile, di volta in volta, monitorare il suo vissuto soggettivo.

Uno degli scopi del counseling breve è raggiunto se, in presenza di pensieri che precedentemente venivano percepiti come disturbanti o ansiogeni, il cliente sperimenta non solo assenza di disagio, ma addirittura una sensazione di energia e di potere.

IMPORTANTE: se desideri avere maggiori informazioni – senza nessun impegno da parte tua – su come fare a diventare counselor puoi contattare i seguenti recapiti:

  • Telefono: 041950942
  • Fax: 0410993892
  • Email: info@aspicvenezia.org

Elvino Miali – Medico psicoterapeuta

ASPIC Counseling e Cultura – Venezia Mestre

- Bibliografia:

John Littrell, Il Counseling breve in azione, ASPIC Edizioni scientifiche, 2001

Robert Dilts, Il manuale del coach, Alessio Roberti Editore, 2004

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